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Tutto si gioca con il Referendum

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Crolli generalizzati nei mercati azionari di fronte al prolungamento o alla possibile rottura dei negoziati tra Grecia ed Eurogruppo. Gli indici europei scendono del 4% e quelli americani del 2%. I differenziali del debito dei paesi periferici subiscono il maggior aumento di tutto l’anno, mentre il Bund funge ancora una volta da rifugio attivo, con una rivalutazione dello 0.94%.

Ciò che è chiaro è che oggi non si arriverà a nessun accordo, motivo per cui la Grecia non potrà risanare il debito dei 1550 miliardi che deve al FMI. Il 20 luglio è prevista una nuova scadenza con la BCE, per oltre 3000 miliardi, mentre Tsipras si gioca tutto su una carta sola e comincia a promuovere il “no” per il referendum che si terrà questo fine settimana. I sondaggi realizzati finora, riportano il “sì” in vantaggio del 10%.

Nel mercato delle valute, tutte le coppie contenenti l’euro hanno risentito di una forte volatilità durante la sessione di ieri. Il referendum greco , che chiamerà i cittadini a votare a favore o contro le misure di austerità, ha diffuso grande incertezza nei mercati finanziari, portando gli investitori a sostenere i disinvestimenti sulla moneta comune. Tutto ciò ha provocato una forte svalutazione dell’euro, portando l’EURUSD a toccare i 1,0955 el’EURJPYi 133,77. Nonostante ciò, le brecce ribassiste si sono chiuse, segnando rispettivamente 1,1213 e 138,11.

Nel mercato delle materie prime, l’elevata offerta di petrolio continua a spingere al ribasso il valore della commodity. Il fatto che l’Europa sia la destinazione principale degli elevati livelli di produzione e il possibile ritorno della Libia nella mappa dei produttori di crudeoil, grazie alla discussa riapertura delle strutture di produzione, stanno portando il Brent a perdere l’area di supporto dei 62,00 $.

NOTIZIE
  • Migliaia di cittadini lunedì hanno manifestato a favore del NO e del conseguente rifiuto del paese di accettare le condizioni di riscatto.
  • Le esportazioni di crude oil ultraleggero sono raddoppiate dall’inizio dell’anno. Le principali destinazioni sono Europa e Stati Uniti. Il volume esportato è tra 120.000 e 140.000barili al giorno.
  • L’euro si svaluta di fronte alla certezza di un default della Grecia e dell’insolvenza del debito con il FMI. In queste condizioni, il paese ellenico rischia l’uscita dall’Eurozona

Fonte: xtb.it

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